L'ESEMPIO DI GINO STRADA
 

G strada sorridente


Da quando, il 13 agosto scorso, è scomparsa una persona speciale come il medico chirurgo e co-fondatore (con la moglie Teresa) dell'ONG "Emergency", anche noi, come tanti, tantissimi, ci sentiamo un po' orfani. In un mondo d'un tratto ancor più buio - ma pensiamo all'esempio che ha saputo offrire - in cui conflitti, guerre o poteri arbitrari regnano sovrani, è un po' come se, anche inconsciamente, avessimo sempre prestato "una certa immortalità" a chi vorremmo vedere sempre in azione, con la stessa determinazione e lo stesso spirito costruttivo, anche in mezzo alle rovine più grandi... Con qualche breve periodo di meritatissimo riposo, rimasto vedovo, Gino Strada ha vissuto le ultime ore della sua vita proprio in Francia, a Rouen, con la nuova compagna Simonetta. Pronto, appena possibile, a riaffacciarsi anche in TV, con vena anche, naturalmente, un po' didattica, poiché i nostri media non si soffermano mai abbastastanza su temi legati alle sofferenze degli "ultimi", di quegli sfortunati che - come sentiamo dire troppo e per qualsiasi tragico contesto (perché consolarsi è bello...) - si sarebbero "solo" trovati [o magari sarebbero "solo" nati] « au mauvais endroit (et au mauvais moment) ». Gino Strada non si stancava di mettere alla portata del cittadino tutto ciò che la sua ricchissima esperienza in prima linea insegnava. Esperienza punteggiata da esplosioni e barbarie di guerra, oltre che da condizioni di lavoro, e valore di questo "operare" in tutti i sensi, che alcuni incredibilmente si ostinano a "non voler capire" (ma non facciamo pubblicità ad altre parti). Senza contare, in primis, le misere condizioni di popolazioni civili martoriate e, per forza di cose, arrese.

Popolazioni dinnanzi alle quali sarebbe quasi un crimine, per noi così vicini (come uomini) e "lontani" (come individui "indaffarati"...), non porsi almeno il problema delle cause di una guerra (cause specifiche e "ragioni" per lo più costanti), oltre che dei significati, anche nascosti, delle cosiddette guerre di difesa alle quali sembra non essserci rimedio. Mentre magari, qualche tempo dopo si riesce a capire di più, quando ormai le vittime innocenti sono troppe, davvero troppe... e quando in realtà sappiamo che una sola vittima potrebbe bastare... In che misura anche un pacifista convinto, militante in un pianeta largamente militarizzato, si trova costretto ad "ammettere" (accettare è un'altra cosa), puntualmente, l'eventuale necessità di una difesa militare - raramente assolutamente mirata come lo si vuol far credere - con tutte le sue conseguenze? Se abbiamo immaginato la figura di questo pacifista concretamente (e molto tristemente) un po' dubbioso, è probabilmente in risposta agli interrogativi di una nostra conoscenza sull'argomento... Quel che conta, però, è potersi ritrovare e credere, anche a lungo termine (ed anche su scala purtroppo ridotta...), ma credere (ed agire ognuno nel suo piccolo) nelle parole di questo articolo, che documenta la premiazione di Gino Strada a Stoccolma1. (Qui è giusto sottolineare il senso dell'art. 11 della nostra Costituzione). Un premio le cui motivazioni ufficiali - presenti anche in grassetto nella parte "FR." - risultano perfette. Oltretutto, insieme all'assoluto ribrezzo che non può non suscitare qualsiasi guerra, ci sembra altrettanto giusto ricordare una banale evidenza piuttosto trascurata dai nostri media... Un elemento che Gino Strada non perdeva occasione di sottolineare  (e qui usciamo da una simil digressione...). Trattasi del peso delle spese militari, naturalmente. Chi avesse già letto la parallela pagina "FR.", avrà forse pensato (a partire da un certo discorso sui costi) cosa si sarebbe potuto mettere in piedi in un paese svantaggiato come l'Afghanistan per sostenere, sul posto, la creazione di strutture adatte, e quindi una crescita in termini di diritti e di preziosa normalità (quella che da noi diventa benessere, con tutti i suoi possibili eccessi). Sì ma... dopo l'11 settembre, bisognava colpire, anzi, annientare, i terroristi islamici sur place, diranno in tanti. Non è facile rispondere in questa sede, ma leggere la parte francese, che ospita l'analisi di Gino Strada, può essere d'aiuto.

 

1. Per noi è stato bello scoprire la petizione, partita on line, per conferire il premio Nobel per la pace (a titolo postumo) a Gino Strada. Ovviamente, sarebbe stato preferibile "in vita" (!!) ma, a maggior regione, siamo ugualmente molto soddisfatti dell'iniziativa che, speriamo, arrivi a buon fine. Les signataires de la pétition pour l'attribution du Nobel de la paix à Gino Strada soulignent d'abord toute leur estime pour son travail, et le fait que « Gino Strada doit être étudié dans les livres d'Histoire comme source d'inspiration et de richesse, et en tant qu'exemple pour les jeunes générations ». Come da titolo... Potete firmare anche voi (direttamente dal link precedente). Confessiamo che a noi dispiace molto non poterlo fare, per motivi puramente tecnici, che ora conosciamo. Ma almeno gli avremmo dedicato queste pagine "FR." e "IT"...


Coloro che, encore une fois, sono passati prima dalla pagina francese, oltre ai link "FR." già conosceranno i due completi link italiani riguardanti "RaiNews" e "La Stampa". Ve li riproponiamo entrambi, perché si tratta di articoli corredati da video-interviste ricche di significato. Che rendono conto perfettamente della lotta di un chirurgo umanista del calibro di Gino Strada (che ha rinunciato ad una comoda carriera come chirurgo in America). Come succede côté français, anche qui insistiamo soprattutto sull'articolo de "La Stampa", firmato da Gino Strada. Limpide parole ed analisi tradotte nella parte "FR." "Gino" aveva passato sette anni in Afghanistan e, in virtù di quest'esperienza e da medico di guerra in senso lato, aveva capito molte cose.
Non solo lui, certo. Ma, oltre al suo agire, gli dobbiamo la voglia di scrivere, di spiegare l'intreccio degli interessi in causa, dando al contempo un'idea generale della tossicità di tutte le dinamiche di dominio. "Logiche" troppo spesso in atto a danno dei civili. L'articolo de "La Stampa" è stato pubblicato proprio il giorno della sua morte... e solo due giorni dopo i talebani hanno preso possesso di Kabul. (Anche) il suo è un netto presentimento di vittoria, dinnanzi all'oscuro avanzare (senza opporre resistenza...) degli integristi islamici.  Già al potere nel 1996... fino al 2011, appunto in corrispondenza con gli attentati dell'11 settembre 2001 (risposta e intervento USA... Cf. l'articolo sulla "Stampa" di Gino Strada, con indicazione del numero impressionante delle vittime, che alla fine è risultato maggiore in Afghanistan). Pensiamo ad un nostro drammaturgo, attore, regista e non solo, Dario Fo, e alle sue osservazioni sui fatti delle Twin Towers. Nell'ottica della legittima necessità di trasparenza, specie in ambito mediatico, potremmo aggiungere questo link bibliografico... pardon, è in "FR.", ma forse siete anche un po' francesi... In italiano, per esempio (ma sicuramente già sapete), volendo tornare a questi chiari dubbi del 2019, un articolo come questo, che ancora dà i brividi, in linea con tutte le parole di Fo (e con eventuali interessi bellici preesistenti, e vittime sempre verissime...).

Da sottolineare poi che, nel contesto che sappiamo, l'Afghanistan si era a poco a poco risollevato. Le scuole femminili, in particolare, ma anche in generale strutture nuove - insospettate anche se rare scuole di disegno, di musica... anche molto progredite e progressiste - hanno saputo rispondere al necessario bisogno di libertà, di autonomia e di diritti in una nuova ottica o "ripartenza" nella pace. Ma un paese che dà qualche buon segnale di ripresa, purtroppo non desta più preoccupazione (mai davvero dimostrata...). La vigilanza occidentale ed europea è probabilmente venuta meno. O qui sbagliamo?! (Fatecelo pure cortesemente sapere !). Eppure, se questo mondo fosse provvisto di qualche solido valore in più (!), per qualsiasi latitudine non ci sentiremmo mai troppo attenti davanti a questioni di dignità mancata, di criminali di vario tipo da neutralizzare definitivamente, di paure ed angosce da cancellare. Così, a totale beneficio degli armatori (cf. pagina "FR."), le capacità in fondo molto più facili sono sempre quelle di combattere militarmente, di ritrovarsi in tanti, in un'ottica internazionale, contro il potente nemico. E in tempo di pace (o di "pace")? Come intervenire, sostenere, aiutare una lontana, fragile democrazia a rafforzarsi il più possibile? Per combattere la violenza quotidinana e quella al potere, contrastando o superando giochi e giochini politici (!...) ? Che peso siamo disposti a dare, per questi paesi in difficoltà, alle idee di prevenzione, di educazione, di promozione della pace, di uguaglianza e di diritto? Intanto, c'è la capacità, non così difficile, di capire che la loro (disperata) fuga - per chi riesce a fuggire! - è l'unico modo per sopravvivere. Spesso "basta", ancora per molti, sapersi mettere al posto di... mentre più o meno consapevolmente e stabilmente, c'è chi preferisce provare totale indifferenza (se non disprezzo...!) verso chi chiede aiuto, come se la sofferenza altrui, specie quella "lontana", di chi inevitabilmente si avvicina, avesse la stessa dannosità di un virus dal quale difendersi... ora sappiamo che i virus sono altri. E che la sofferenza non è soggetta a contagio, ma un male da vincere con solidarietà. Aderendo certo alla realtà, ma dando priorità al sentimento di vicinanza, e a quello di maggior giustizia possibile.

Questo era il contesto cui era abituato ad immergersi Gino Strada. Qui di seguito vi proponiamo due schede audio, sempre tratte (cf. pagina "FR".) dal suo incontro del 1998, come ospite a "Che tempo che fa" di Fabio Fazio. Ma prima, un anticipo di qualche punto, in francese. Que dit essentiellement le fichier qui suit ? Fabio Fazio : « Emergency soigne une personne toutes les deux minutes depuis 1994 ». Gino Strada : « Ou bien l'on croit que les êtres humains sont tous égaux en dignité et en droits, ou bien on n'y croit pas... Mais si on y croit, il faut agir pour construire et pratiquer ces droits, si on n'y croit pas on rentre dans une logique de guerre. Que l'on proclame "America first", "prima gli italiani" etc. etc. peu importe. Car dès que l'on se croit supérieur, on introduit un élément de guerre, de mépris, de haine. Et ceci montre bien que la guerre ne s'abolit pas avec les traités, mais en stimulant la réflexion et la culture de tout un chacun (malheureusement, les traités sont souvent ignorés, piétinés) ». La culture contre (et avant) la guerre, comme vecteur de paix mais aussi de réflexion... Putroppo non è evidente per tutti, molte istituzioni comprese, senza parlare della questione armi. Ma in cuor nostro, nelle nostre coscienze (e oltre), come continuare ad accettare l'orrore? Tanto più se, appunto, crediamo nella pace e nella cultura?
 



Ed ora proseguiamo con il secondo file. Sempre all'attenzione dei lettori francesi... cette fois, on traduit/reformule les questions (mais n'oubliez pas d'écouter/d'essayer de comprendre les réponses, bien sûr...) : comment est née l'ONG "Emergency" et pourquoi, à trente-six ans, avoir renoncé à votre carrière de chirurgien en Amérique ? Quel futur construisons-nous lorsque nous décidons de ne pas aider toutes ces victimes de guerres, des mines et de privations ? Que deviennent ces hommes et ces femmes laissés à leur sort ? Observez-vous chez eux de nouvelles rancœurs et violences ? À propos d'immigration, la tendance mondiale est celle de la peur, du refus, de la main non tendue... Pourquoi ces craintes ?... Retenons en particulier la fin de la réponse : «souvent, l'on s'habitue aux "logiques" de supériorité, car on les sous-estime [malgré les aberrations de notre passé !]. Puis, trop tard, on s'en mord les doigts... et l'on s'interroge amèrement... ma come è potuto succedere?».

 


 

C strada

Ed infine... vorremmo concludere con la figlia di Gino Strada, Cecilia Strada. Nessuno meglio di lei ha sempre seguito, e sa tuttora seguire, l'esempio di suo padre. Diplômée de sociologie, Cecilia Strada, fille de Gino, a été présidente d'Emergency. (Deuxième) coïncidence (après celle liée au jour du décès de Gino Strada/à la prise de pouvoir à Kaboul) : le jour du décès de son père, elle venait de participer au sauvetage de 84 personnes... « Souviens-toi que, malheureusement, tôt ou tard, c'est la mort qui prend le dessus, lui disait son père, MAIS la mort ne peut gagner qu'une seule fois. Alors que la vie peut avoir le desssus tous les jours, si on s'y met ». Des mots et des faits, en écho à ce décès, qui ont le pouvoir d'assurer d'emblée à Cecilia Strada un certain calme et une sérénité pour poursuivre sa mission (le but de ses équipes étant précisément de réduire le nombre de victimes de l'axe migratoire allant de l'Afrique à l'Europe). Per voi, un audio che sicuramente già conoscete, che abbiamo preventivamente spiegato in "FR." per le parti essenziali. Davvero bella e vera, la convinzione della morte che vince, con certezza, e della vita che, però, possiamo far vincere noi, e più di una volta (anche 84 volte... anzi, moto di più: un freschissimo articolo de "La Stampa", del 5 settembre, indica che, sulla nave umanitaria ResQ People, quella di Cecilia, sono state salvate 166 persone... in un giorno solo! È quel che precisa e mostra il video corrispondente, trovato in questo istante...).



Salvataggio bebe in mare

 

Per dirlo con un libro...

Aggiungiamo questi link bibliografici rigurdanti la pubblicazione di Cecilia Strada, "La guerra tra noi", per Rizzoli (e secondo link), e traduciamo quel che ci sembra essenziale : Cecilia Strada, également journaliste, défend la nécessité d'une modification des rapports internationaux et le besoin d'associer le réseau des rapports commerciaux au respect des droits de l'homme. 

Chi fosse interessato ad approfondire può seguire il video di presentazione del libro da parte della nostra autrice. Anche per "Cultura & Salute" è importante «capire di cosa avere davvero paura».
 

 

              Gino e cecilia strada         Gino strada con paziente bimbo emergency