«L'autonomia strategica: quest'indipendenza nell'analisi, nella decisione e nell'azione. Questa libertà di fondo. Quest'ambizione per il nostro paese, e che fa la grandezza della Francia nella sua peculiarità nel contesto delle nazioni.
(...) essere liberi, essere temuti, essere potenti. Non per gusto, ma per necessità. Non si agisce per farsi un piacere ma perché il dovere lo esige, come scriveva Marc Bloch. Chiedevo quindi di accelerare ancora questi sforzi nella difesa, di fissarci come obiettivo quello di anticipare al 2027 l'ambizione inizialmente prevista per il 2030. E di raggiungere un budget di sessantaquattro miliardi di euro per il nostro esercito, ossia un budget raddoppiato. Ho sempre richiesto anche il rafforzamento della nostra deterrenza nucleare, coerentemente con la svolta strategica annunciata nello scorso marzo, con la messa in funzione della deterrenza avanzata.
Infine, il miglioramento della capacità del nostro esercito a sostenere combattimenti che potrebbero imporsi a noi già da domani : difesa suolo/cielo, lotta antidrone, guerra nel campo elettromagnetico, droni di ogni tipo, intelligenza artificiale. Tutto ciò in aggiunta a ciò che avevamo previsto per il 2023, con l'informatica, l'esplorazione spaziale o marittima (...).
A questo punto voglio congratularmi con la nostra marina militare, in funzione da diversi mesi [e che festeggia i suoi quattrocento anni].
La Coalizione dei Volonterosi, che si riunirà questo pomeriggio agli "Invalides" per prendere le decisioni che s'impongono e per continuare a sostenere l'Ucraina, che difende il proprio territorio, che difende la sua sovranità, che difende la sua libertà e, di conseguenza, la nostra sicurezza in Europa (...).
La Francia è un partner stabiile, degno di fiducia, che mantiene una linea chiara. La linea della libertà, della difesa dei nostri amici, dei nostri interessi ovunque nel mondo, quando occorre. (...) In questa nebbia che è la guerra, la Francia non è sola, anzi.
L'Europa sta diventando una potenza, che poggia sugli Stati che la costituiscono, rispettosa delle loro sovrane decisioni, pur assicurando di voler difendersi ed agire unita. Un'Europa che non sia quella dei nazionalismi (...) ma che coniughi i patriottismi dei suoi componenti, agendo unita, e che ci renda quindi tutti più forti.
Il messaggio che inviamo al mondo è questo: sì, la pace è il nostro obiettivo; sì, custodiamo la pace ed il diritto; sì, ci teniamo pronti a combattere in loro difesa, sempre. A costo di pagare col sangue, se ce ne fosse bisogno.
(...) Ovunque si incoraggino i nazionalismi, in Francia o altrove, ci si sbaglia di grosso, riguardo la nostra storia. Il patriottismo sì, il nazionalismo mai (...). Infine voglio lodare l'impegno della gioventù di Francia, che ha risposto presente all'appello, e che sin da settembre, aderirà ai ranghi, effettuando nell'esercito il suo servizio nazionale».
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«Care vittime, care famiglie, Signore e Signori, eccoci riuniti dieci anni dopo, per misurarci con la storia. Nessuno di noi ha dimenticato, dimentica o dimenticherà quel che è successo qui a Nizza, il 14 luglio 2016. Mai. Dieci anni fa. Il tempo nulla può di fronte ad una notte interminabile. Cosa può un esercito dinnanzi ad un'assenza che ogni mattina impone il silenzio? A poco a poco, la vita ha riacquistato i suoi diritti. Ma non ci ha restituito le voci, i visi, gli sguardi dei nostri cari, così crudelmente assenti.
Quel 14 luglio di dieci anni fa, la passeggiata des Anglais era ciò che è sempre stata: un fascio di luce tra la città ed il mare, un posto dove le varie generazioni si sono mescolate, dove famiglie riunite sono sempre venute ad ammirare il cielo infiammarsi al fuoco della concordia nazionale.
Un posto in cui le donne e gli uomini di tutti i paesi celebravano insieme la libertà, la nostra repubblica, la nostra nazione. E, in poco più di quattro minuti, un camion lanciato su una folla di trentamila persone, ha trasformato questa festa in orrore. La passeggiata in campo di morte. Il dolce sogno di una notte d'estate trasformato in ferita francese. Diciannove tonnellate di un percorso inquinato dall'odio [ma come tutto ciò è potuto succedere???? E nonostante tutti i segni premonitori! Video de "Le Monde"], vertigine di una notte da incubo.
Il presidente non vi abbandonerà... Sì, non abbiamo dimenticato nessun nome, nessun volto, nessuna storia (...). Le vittime erano di tante nazioni diverse. Francesi, turisti, visitatori, amici della Francia. Proprio perché quella sera hanno condiviso la nostra festa e la nostra libertà. Sono entrati per sempre nella nostra memoria nazionale.
Ringrazio coloro che hanno tenuto la mano di uno sconosciuto, e quelli che sono restati vicini ad un moribondo affinché non si sentisse solo. Coloro che, quella notte, non hanno chiesto da dove venisse l'altro, né che lingua parlasse, né quale fosse il suo Dio, e nemmeno se ne avesse uno: hanno visto "solo" una vita da salvare. Nel caos della barbarie, sono stati i degni figli della fraternità francese».